Sottotitolo: Wanna Marchi chi?

Sottosottotitolo: Scopri la potenza!

Sottosottosottotitolo: Comprate il mio specifico per poco io ve lo do!

Novara: fuori programma viene messo in scena il melodramma giocoso di Donizetti al quale non potevamo sottrarci visto anche il prezzo moderato, quindi ci siamo presi i posti davanti in un palco -che diventa così di nostra unica proprietà- et voilà eccoci a fare le sciùre milanesi in trasferta.

La rappresentazione è quella del 7 maggio, so che tutti eravate in ansia e non vedevate l’ora di leggere la mia recensione (oh, mi esercito nel caso diventassi un famoso blogger) ma data l’età che avanza e gli impegni di lavoro ci ho messo una settimana per scriverla.

Ogni volta che andiamo al Coccia è un po’ un terno al lotto dal punto di vista del meteo, infatti la giornata si presenta grigia e freschina, ma almeno non piove. Arriviamo davanti al teatro e ci sta la foto di rito al cartellone.

Locandina

C’è il mercato quindi facciamo due passi; facciamo merenda in un bar ed entriamo prendendo possesso del palchetto. La vista è ottima, siamo in tre e ci stiamo benissimo. Sul palco, davanti al sipario (uno dei pochi teatri che grazie al cielo ancora lo utilizza) c’è un cavalletto con telecamera puntata verso la scena.

Ok -penso- è in chiave moderna.

Inizia. Si viene catapultati subito nel pop degli anni ’70 del secolo scorso, in un set televisivo; gli interpreti sono quasi tutti orientali, i costumi coi colori accesi, la scena vivace.

Ok -penso- sarà una cinesata galattica.

Pochi gli arredi in scena, sullo sfondo viene proiettato un video o immagini in tema con quanto accade nella trama dell’Opera.

Ok -penso- sarà la fiera del trash.

Apertura

Vedo l’interprete di Nemorino, Sehoon Moon (no, non lo so, quindi non chiedetemi quale dei due sia il nome), prima che apra bocca: coreano, piuttosto minuto. Ok -penso- questo non ha voce. La cavatina: voce tutt’altro che assente, un registro di tutto rispetto, ottima capacità interpretativa e, nonostante le origini, ottima pronuncia. Sono sconvolto. E io che già mi vedevo a scrivere frasi del tipo “piccolo come la sua voce” e giù di lì.

Qui bisogna recuperare. Canta Adina, all’anagrafe Barbara Massaro (milanese, classe 1994) voce gentile, bella pronuncia, equilibrata, canta bene. Sono sempre più confuso.

Arriva Belcore, tale Quipeng Tang. Finalmente qualcosa da commentare: volume basso, poco incisivo, poco carattere, direi che è da subito un bel no.

Ecco il momento che tutti attendiamo: la scena quinta. Entra in pompa magna il non plus ultra degli imbonitori, il Sergio Baracco delle campagne, il Wanna Marchi non sei nessuno delle pozioni miracolose: Dulcamara. Un tipo vestito di giallo sgargiante, tale -spe’ che mi faccio lo spelling per scriverlo- Jaime Eduardo Pialli, anche lui non troppo alto. Ok -penso- questo non può avere la voce adatta. Mai così felice di sbagliarmi. Una voce piena, ben emessa, buon volume, persino coinvolgente e anche qui bella pronuncia e ottima capacità interpretativa. Nei duetti secondo me si trattiene anche per non apparire eccessivo. Io sempre più shockato.

Dulcamara

Nella pausa fra i due atti usciamo a prendere un caffè; è uscito il sole, il cielo è blu, l’aria gradevole. Io totally incredulo.

Il secondo atto non delude, i duetti ben fatti, la storia si svolge come deve. Unica piccola nota, a “Una furtiva lagrima” ci sono due variazioni che, a memoria nostra, nessuno esegue mai; a primo ascolto si potevano anche evitare, ma forse è solo questione di abitudine. In merito all’esecuzione, direi che non fa una piega, anche se secondo me avrebbe potuto osare di più. Il cast è numeroso, la regia di Laura Cosso è curata e ben studiata, si vede una disciplina rigorosa nell’interpretazione, tutto sembra previsto e studiato nei minimi dettagli, le movenze interpretative dei protagonisti danno vita a un vero e proprio spettacolo che, pur senza distaccarsi dalla trama originale, riesce ad andare oltre l’interpretazione classica e crea quasi una commedia musicale dove persino i filmati “promozionali”, i fucili verdi o la scena in cui Nemorino e Belcore giocano con due enormi controller tipo Nintendo non appaiono fuori luogo ma ben integrate nell’Opera. Unica nota, che avrei evitato, alcune scene hanno come sfondo un’immagine non statica ma leggermente dinamica, il che può dare un po’ fastidio.

Scena

Una cinesata galattica? Forse, ma simpatica, ben costruita, ironica e divertente, costruita con un senso e senza sforare nel trash fastidioso di certe regie moderne, con una forza interpretativa dei cantanti e delle scene stesse che non può non rapire lo spettatore; il tutto a fare da contorno a belle voci (salvo l’eccezione che conferma la regola) accompagnate diligentemente dall’orchestra del Conservatorio Verdi di Milano diretta dal maestro Andrea Sanguineti.

Perché, a volte, anche moderno è bello.

E detto da uno che non nutre simpatia per gli allestimenti moderni -per usare un eufemismo- è tutto un dire.

PS: Comprate il mio specifico per poco io ve lo do!

 

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