Otto minuti di applausi. Dieci minuti di applausi. Così iniziano alcuni articoli che ho letto sulla prima del Macbeth di Giuseppe Verdi al Teatro Massimo di Palermo del 21 gennaio anno corrente.

Soldati

Non mi esprimerò su quella rappresentazione in quanto non vista, ma grazie ai potenti mezzi di cui dispongo (Sky) ne ho vista una successiva con la parte principale affidata a Roberto Frontali e non al sostituto Giuseppe Altomare che è intervenuto per un forfait del previsto Luca Salsi.

E indovinate un po’ di cosa parlerò per tipo tre quarti del post? Esatto! Dell’allestimento.

La regia è firmata Emma Dante e, rubando un concetto che ho letto da qualche parte, vista la tipologia dell’Opera in questione che di suo è già pregna di fantastico e piuttosto surreale, non possiamo definirla coi soliti parametri di “moderna” o “tradizionale” ma sarebbe più adatto dire “intelligente” o “stupida“. E la definizione migliore è stupida. Questa malsana voglia di personalizzare qualcosa che è già scritto e basterebbe rappresentarlo è veramente fastidiosa. Già, perché mi vanno anche bene le scene minimal con pochi elementi sul palco e i costumi da telefilm Stargate SG1, ma quando mi inventi di sana pianta delle varianti alla trama allora no, non stai facendo il tuo lavoro (e cioè mettere in scena un’Opera che qualcuno prima di te ha scritto, musicato e deciso come deve essere) ma stai inventando qualcosa di diverso inserendolo in un’architettura che non ti appartiene modificandola a tuo piacimento.

Vi risparmio le dietrologie pseudo filosofiche o inutili metafore che si possono mettere in campo con Macbeth giocando col fatto che l’intera Opera ruota attorno al “magico” venendo a quanto portato sul palco del Massimo (anche se c’è chi è riuscito a creare un’Aida galattica giocando con metafore assurde e decisamente fuori luogo).

L’Opera si apre con un’orgia. Si, un’orgia. Una grande, gioiosa e istruttiva orgia degna delle migliori pagine illustrate del Kama Sutra indiano. No, non è Rigoletto, è Macbeth. L’orgia è fra satiri (aiutatemi, dove sono citati nel Macbeth i satiri?) ingrifati -e visibilmente pisellodotati, seppur finti- e streghe tarantolate, altrimenti queste povere streghe come fanno a procreare dando seguito alla propria stirpe?

Orgia

Naturalmente, più in là, vedremo anche il momento in cui sforneranno i frutti dei loro passatempi, fra una profezia e l’altra.

Streghe

Direttamente in grossi paioli, ovviamente.

Parto

Piccola nota: credo che il cavallo che utilizzano per le rappresentazioni non sia nutrito a sufficienza. Non so perché ma ho questa impressione.

Cavallo

Una delle scene a mio avviso più belle, quella con l’aria “Una macchia è qui tuttora“, si trasforma in un estratto da un film d’orrore di una qualunque rete locale trasmesso a mezzanotte in cui lei è minacciata da vecchi lettini ospedalieri (telecomandati…) che, muovendosi da soli, la accerchiano. Forse sono gli alieni che vogliono rapirla, chi lo sa.

Letti

O figli, o figli miei” tutti uccisi voi foste probabilmente dalle risate di quanto visto finora; e giusto per fare qualcosa di diverso dal solito (perché nessuno dei tanto “innovativi” registi di oggi ha mai messo in scena qualcosa che richiamasse, chessò, un campo di concentramento, una guerra moderna…) ecco che il palco si riempie di cadaveri con tanto di coperta bianca sopra che neanche all’obitorio di CSI, allineati e coperti coma al militare; originalissima. Originalerrima. Il fatto che Macduff scopra i piedi anziché il volto di uno dei “suoi figli” non mi è chiaro se sia voluto o meno. Se fosse un errore sarebbe ridicolo; se non lo fosse, idem.

Corpi

Sul finale, in cui la famosissima foresta di FICHI D’INDIA (!!!), tipica pianta nord europea, avanza non saprei cosa dire, ero così preso dalla rappresentazione che gli ultimi minuti li ho passati smanettando su twitter.

Per quanto riguarda gli interpreti, il ruolo principale è affidato qui a Roberto Frontali che, diversamente da un interpretazione che vidi dal vivo diversi anni fa, ha retto fino alla fine senza perdere voce; nulla di eccezionale se comparato al grande Bruson ma va bene. La sua consorte, la perfida lady Macbeth è Anna Pirozzi; un buon soprano direi in linea generale, ma in quanto alla specifica performance non mi ha coinvolto più di tanto. Il maestro Verdi direbbe “Si, va bene…però deve essere più perfida, più cattiva…”; del resto Puccini la Boheme la scriverà cinquant’anni più tardi, qui c’è da tirar fuori la grinta.

Gli altri interpreti hanno fatto la loro parte: Marko Mimica in Banco, Vincenzo Costanzo in Macduff, Manuel Pierattelli in Malcolm. Un imponente schieramento di uomini e donne a riempire il palco fra streghe, fauni, soldati e chi più ne ha più ne metta; se solo non si fosse disturbati da scelte di regia alquanto fastidiose sarebbe anche un’Opera guardabile.

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