Miei carissimi, numerosissimi (…) e affezionatissimi (…) lettori, mentre la vita prosegue fra alti e bassi (qualcuno anche di statura normale) c’è sempre chi non coglie l’occasione di non esprimere le proprie malsane idee dando vita a rappresentazioni alquanto discutibili.
No, non sto parlando del familyday, per il quale ci sarebbe tanto da dire; parlo dell’ennesimo regista che stravolge un’Opera lirica: tale Alex Ollè.
Il Trovatore è quello, visto al cinema Silvio Pellico di Saronno con Max, allestito all’Opéra Bastille in cui, se non avesse dato forfait causa malanno, avrebbe cantato Anna Netrebko, sostituita quindi da Hui He che era prevista per successive rappresentazioni. Ovviamente l’età media dei presenti si aggira attorno al secolo, ma questi sono dettagli.
Ma torniamo all’allestimento. La storia viene traslata alla prima guerra mondiale (deve essere piaciuta proprio tanto visto che è una scelta che fanno diversi registi) e già -e chi mi conosce sa che sono piuttosto purista nella collocazione storica- cambia l’anima della rappresentazione. Cambiano i costumi, le luci, le atmosfere e ci si ritrova fra profughi di guerra che non è chiaro se stia andando un servizio del telegiornale sulla Siria o se stiano per intonare il “Va pensiero” da un moderno quanto discutibile Nabucco.
Appena il palco si popola il fastidio è immediato: lo sfondo della scena, sicuramente per produrre profondità, è una parete a specchio, plastica o metallica, che ad ogni piè sospinto sul palco ondeggia vanificando il suo scopo ed evidenziando la sua artificialità.

Scena

Come se non bastasse, la scenografia è costruita da tre serie di parallelepipedi verticali inseriti nel pavimento che, collegati a cavi aerei, vengono sollevati alla bisogna fino ad essere sospesi per aria lasciando grandi fosse (trincee o tombe a seconda della necessità) nel tavolato.

Trovatore

La noia e il fastidio; la noia di questi elementi freddi e tristi e il fastidio di tutti i loro cavi (quattro cadauno) chiaramente visibili ogni volta che gli elementi sono inseriti nel palco e gli interpreti devono necessariamente girargli attorno per evitarli rendendo la scena ancora più artificiale. Neppure fosse una partita al famoso videogame degli anni passati Tetris.

Tetris

Ovviamente, non pago, il regista ha fatto anche qualche simpatica variante. Quando ad esempio Leonora sta per entrare in convento ed arriva Manrico, ecco che, per probabile intervento di Piper Halliwell, tutti tranne Leonora si bloccano. Ovviamente, poi, nel quarto atto, Leonora ha il veleno col quale si toglierà la vita in un bellissimo portaveleno che tiene al collo per niente sospetto. Ma proprio niente niente, eh. A chiudere in bellezza, Azucena, con la pistola ancora nelle mani del conte che ha appena sparato a Manrico, si suicida.

Interpreti. Come detto, niente Netrebko ma Hui He. Che mi è piaciuta poco. Poco poco. Si, non ce la vedo, non mi pare abbia una voce da Trovatore; timbro scuro, emissione a volte sul limite del nasale e non troppa agilità come invece vorrebbe il ruolo, sopratutto sui passaggi alti. Marcelo Alvarez nei panni di Manrico non mi dispiace. La sua enfasi ed espressività, particolarmente accentuate, danno vita ad un personaggio molto vivace ed emotivo; l’ingresso sulle note e i passaggi fra tonalità mi sembrano migliorati rispetto al passato. Il Conte di Luna di Ludovic Tézier, invece, è piuttosto piatto, come alla ricerca della perfezione che però lo rende poco incisivo. Una buona seppur non primaria parte quella di Roberto Tagliavini in Ferrando. Abile interpretazione quella di Ekaterina Semenchuk in Azucena che tira su un po’ il livello di attenzione generale; misurata ma intensa e senza strafare assetta il giusto pathos nel canto che compensa, seppur parzialmente, la triste e noiosa scena.

Ekaterina

Non poteva mancare l’incontro con la mia ex prof. di inglese, che è con un’amica, e le dice “Questo giovanotto era un mio allievo” e ci si scambia i classici convenevoli. Il tutto col suo fantastico accento salernitano.

Consoliamoci -ogni scusa è buona- col sacchetto di caramelle comprato nel pomeriggio, a palettate proprio. E speriamo che il Rigoletto in programma ad aprile vada meglio e non diventi, chessò, la storia di un ascensorista in una base lunare.

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  1. Frank Eftapelagos ha detto:

    se ti può essere di conforto, ho visto una telenovela sudamericana ai limiti del credibile… doveva ricalcare, nelle migliori intenzioni, il romanzo di Heidi… peccato che fosse ambientata negli Stati Uniti!
    Invece di Monaco, Heidi andava a Miami… e non ti dico la Rottermeyer!!!!

  2. […] distanza di quasi un anno dal “Trovatetris” -sono stato piuttosto impegnato ma sono vivo, anche se con un braccio dolorante rotto il […]

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