Un titolo in cerca di un film.

Sullo sfondo della capitale storie e storielle ruotano attorno al protagonista, Jep; storie di tradimenti, finti moralismi, una classe elitaria vecchia e ormai decadente che viene rappresentata come fosse la normalità assoluta. Un film lento, sopratutto la prima parte, tanta carne al fuoco ma cotta male e peggio accompagnata, con una trama da ricercare in chissà quale chiave di lettura pseudo filosofica su Roma e, peggio ancora, sull’Italia intera.

Certo è che se questo film vuole rappresentare uno spaccato del bel paese io mi dissocio, no, Maria, io esco. Ciò non significa che gli italiani siano santi, assolutamente, ma mi sembra decisamente eccessivo risolverla tutta nei soliti luoghi comuni di vuota mondanità condita di volgarità e droga, inscenando anche iperbole dal dubbio gusto, sopratutto visto che parliamo di quello che dovrebbe essere un film “impegnato” (perché è così che si giustifica chi lo difende a spada tratta nei confronti di chi non lo apprezza perché “non lo capisce”) e non di un film della serie “Vacanze di Natale”, da cui pare invece siano tratte alcune scene e talune battute degne del cinepanettone più classico. Ma si sa, qui, in quanto a film, sappiamo solo parlare di mafia, morti ammazzati, corruzione, tradimenti e chi più ne ha più ne metta, possibilmente con la finezza che er monnezza levate proprio. Vogliamo, oppure, dire che è arte ed in quanto tale va vista con occhi critici solo dopo averne compreso gli intrinsechi contenuti reali e simbolici e bla bla bla? Sarà, ma per me l’arte è tutt’altro, qui si fa confusione con la fantasia. Gli attori, in fondo, fanno la loro parte, nulla di impegnativo, nulla di eccezionale; qualcuno sa anche recitare.

Lento. Frammentato. Dissociato. A tratti freddo, a tratti tiepido, mai caldo e mai appassionante. Scene interessanti che si esauriscono in un momento. Scene in eccesso. Scene grottesche. Un puzzle disordinato. Il tutto per arrivare ad un finale che, per chi riesce a non addormentarsi, appare anche piuttosto banale e deludente; un “domani è un altro giorno” forse mi avrebbe evitato di esclamare “ma finisce così!?”.

Personalmente non spenderei un centesimo per vederlo al cinema (o in qualsiasi altro luogo), ma sono consapevole che, a chi ama il genere piuttosto “astratto”, possa anche piacere molto. Resto comunque dell’idea che non valga un Oscar e sia assolutamente in linea con i film che producono gli italiani: a ciascuno l’onere di attribuire tale livello.

 

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  1. Frank Eftapelagos ha detto:

    Condivido in parte il tuo ragionamento sulla lentezza del film ma mi permetto di farti notare che il film non è “impegnato”, è impegnativo. È impegnativo perché tratta il tema della decadenza sotto vari aspetti, nei rapporti tra le persone, tra genitori e figli, tra sposi, tra sè stessi (l’ho notata solo io la lesbica repressa? si, quella col figlio pazzo è una lesbica repressa! repressa per poter entrare nel “jet set”), e via dicendo (il cardinale che parla di cucina più di suor Germana!!!) ed è pieno di dettagli che rende ancora più lento il film.
    Gli attori sono stati davvero bravi, perfino la Serena Grandi che interpretava una brutta parodia di se stessa! (La diva decaduta e cocainomane!)
    Il titolo non è filosofico, è ironico! “A vviri ca grandi beddezza stu mundu nfami!” questa è l’interpretazione in siciliano di chi mi ha commentato questo film seduto accanto a me al cinema alla fine della proiezione. La chiave con cui rispondere a questa decadenza, è fornita alla fine del film, quando la suora risponde alla domanda di Jep! E non dico altro perché nella scena finale, con ancora in mente cosa si sta portando dentro il protagonista si potrebbe dire altro ma si svelerebbe il finale.
    I film di Sorrentino sono lenti e pieni di dettagli, prendere o lasciare! 😉

    la mia opinione completa quando ho visto il film (e mi sono trattenuto dal dire troppo)
    http://eftapelagos.wordpress.com/2013/06/11/la-grande-bellezza/

    • will74 ha detto:

      Capisco che, come tutti i film, possa non piacere ma anche piacere, ci mancherebbe; resto perplesso sul fatto che tutti ammettono che vi siano pecche di ogni tipo (lentezza, troppi dettagli, frammentazione…) ma alla fine c’è sempre il “ma” seguito da qualcosa di positivo, che certamente è presente, resta però il fatto che il film, in buona parte, è fatto male. Tutta questa manfrina per cinque secondi di spicciola filosofia di vita…

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