Attenzione: il fatto che quando siamo entrati avessero già finito i libretti mi predispone ad essere particolarmente polemico, irritato, fanculante e anche particolarmente sexy. Ok, quest’ultima non è vera, ma chissene, tanto voi non mi vedete.

S 3. Che non è solo il mio cellulare ma il riassunto di questa rappresentazione: sangue, sesso e Shakespeare e Verdi che si rivoltano nella tomba.

La prima Opera di questa stagione al Coccia, appuntamento ormai fisso di Novara, mi vede con Max al Macbeth, attirati dalla presenza di Dimitra Theodossiou.

Novara

Il tempo è tipicamente autunnale, ma del resto a Novara trovare un clima piacevole è cosa rara; se non altro la temperatura non è ancora invernale, anche se piove a tratti due passi si fanno ugualmente. Merenda, ritiro biglietti, niente libretto e siamo in poltrona. Senza libretto.

Ho letto (a casa, visto che i libretti qui li han finiti!) le note di regia e, sapendo che è di Dario…li, come si chiama…quello brutto brutto… Ferro…  Piombo…ah, no, Argento, già so che sarà una, per dirla alla francese, cagata pazzesca.

Ho già detto che i libretti li hanno finiti?

Cartellone Macbeth

Gli interpreti sanno il fatto loro, qualche imprecisione per il coro, udibile solo ad orecchie ben accorte, ed un po’ di titubanza da parte del tenore che interpreta Macduff; ottima performance della Theodossiou (lady Macbeth) e buona voce anche per il baritono Giuseppe Altomare (Macbeth). Ecco, per quanto le scelte della regia possano non piacere, sarebbe comunque auspicabile che le persone che siedono davanti evitino di brandire la mano come se fossero nella buca a dirigere l’orchestra; credo che se fossimo rimasti ancora un po’ avrei potuto buttare giù dalla balconata il mancato maestro che ci sedeva dinnanzi.

Le scelte della regia, ecco. Ora, chi mi conosce sa che quando si tratta di Opera, secondo me, il ruolo di chi porta in scena tale lavoro dovrebbe “semplicemente” essere quello di cercare di rispettare quanto più possibile le scelte degli autori, senza troppi fronzoli. Che poi ci possano essere  diversi modi nel raffigurare una strega o l’arredamento di un ambiente mi può andar bene, ma che mi si sposti l’ubicazione temporale di un millennio posizionandola praticamente nella prima guerra mondiale mi pare davvero troppo. E non venite a dire che è conseguenza della crisi, perché mettere un letto al posto di una -orribile- poltrona di pelle marrone o usare abiti idonei invece di quelli della grande guerra non credo sarebbe costato di più. E che dire della scena in cui Lady Macbeth gli salta addosso presa da un raptus di sesso selvaggio? E come non apprezzare il bel caminetto moderno a bioetanolo in luogo della caldaia ribollente delle streghe?

Caminetto

Il top del trash viene però raggiunto nella scena finale quando Macbeth, seduto sulla poltrona di prima, dopo essere stato attorniato da tutti i suoi uccisori (tipo Giulio Cesare) viene sostituito da un manichino insanguinato a cui, in luogo del duello previsto, Macduff taglia di netto la testa che rotola in terra lasciando sgorgare una fontanella di sangue tipo che abbiamo trivellato un pozzo di petrolio. Non ridevo così dall’ultima volta che ho visto i Legnanesi a teatro.

Macbeth finale

Non contento, Davide raccoglie la testa di Golia e la mostra come un trofeo.

Davide Golia

Ah, no, scusate, ho sbagliato trama, è Macduff che mostra la testa di Macbeth.

Si è consumata così la tragedia più trash della storia, che batte persino la mitica “Aida galattica“.

Spero davvero che venga vietato a certa gente di fare la regia a lavori sacri come le Opere liriche.

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  1. Xersex ha detto:

    Prima cosa: immagino davvero che lo splatter della testa tagliata sia stato agghiacciante, ma non per l’orrore suscitato, ma per il comico, a maggior ragione involontario.

    Secondo: Dimitra Theodossiou, per quel che ho sentito io nell’Anna Bolena della Dynamic (DYN 370, live 2000 a Bergamo) è molto brava, non avrà avuto dunque nessuna difficoltà a dominare l’ardua parte di Lady Macbeth.

    Infine visti i tempi miserandi, sopratuttot in temi di tagli e di scarse disponibilità, è già molto che un teatro di provincia abbia messo in cartellone un titolo come questo. D’accordo che ci stiamo avvicinando al duecentenario della nascita di Verdi (10 ottobre 1813 – 2013), però rimane sempre una bella impresa.

    Importante: sul podio del “Coccia” sale per la sua prima volta il novarese Guido Cantelli ne La traviata di Giuseppe Verdi (con Gina Cigna) nel 1943! e lì dirige il suo ultimo concerto il 17 novembre 1956, prima dello schianto a Orly (Parigi) il 24 novembre.

    Amen.

    e dopo questi dotti excursus, un mio simpatico post:

    http://menforxersex.blogspot.it/2013/10/candid-cameras.html

    • will74 ha detto:

      La scena della decapitazione oltre che trash è proprio sbagliata, a prescindere; e la crisi non c’entra, certo il nome ha attirato l’attenzione, ma la medesima Opera con un altro regista sarebbe stata probabilmente più piacevole. C’erano altre situazioni (tipo i fantasmi) su cui giocare con gli effetti speciali ma…nulla. Pessima regia, senza appello alcuno.

  2. […] dettate da esigenze economiche) riletture futuristiche che spesso rasentano il ridicolo (vedi il Macbeth di Dario Argento), però a tratti diciamo che il “nulla” di questa scenografia è accettabile. A tratti, […]

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